Il Gruppo con Approccio Corporeo
Un setting di gruppo che opera con tecniche corporee, come body work, non dovrebbe essere eccessivamente “riscaldato”, vale a dire emotivamente troppo intenso, né allo stesso tempo particolarmente tiepido o austero. In entrambi i casi è probabile che si generi una qualche risposta difensiva nei partecipanti al gruppo. E’ vero tuttavia che quando un gruppo si costituisce, i neo-partecipanti portano all’interno dello stesso la loro matrice personale, che riguarda l’individuo a partire dalla sua esperienza quale componente di un gruppo d’origine, quello familiare, di cui ha incorporato l’intero insieme di rapporti (Foulkes, 1978). Perciò un gruppo è all’inizio un luogo nel quale alcune persone, per contratto, si incontrano per lavorare sulle loro matrici familiari e transgenerazionali e per farlo hanno bisogno di trovare un clima adeguato, nel quale il giudizio è sospeso, le regole chiare, il senso di sicurezza e di protezione elevato. Come evidenziato dalla pratica del bodywork il medium corporeo diventa uno strumento molto potente per facilitare la connessione tra i membri del gruppo e creare un relativo stato di fiducia personale e interpersonale, dal quale iniziare a lavorare su se stessi e la propria matrice individuale.
Fare conoscenza
Fare conoscenza di sé e dell’altro è l’imperativo di ogni gruppo nella fase fondativa. La teoria corporea ci suggerisce di applicare particolari tecniche per la riuscita di tale obiettivo. Fare conoscenza di sé attraverso il corpo, è il primo step del gruppo con approccio corporeo. Parte dal presupposto che la preparazione al contatto e all’interazione dinamica con gli altri del gruppo avviene di conseguenza all’esplorazione individuale del proprio corpo. Solo dopo aver ottenuto una base sufficiente di fiducia e di sicurezza nel proprio corpo (successiva a una sua profonda esplorazione ed esperenziazione), è possibile entrare in rapporto con l’emozione che il contatto con l’altro e con il suo corpo potrebbe procurare. Il partecipante al gruppo che con opportuni esercizi di auto-contatto corporeo si sente sufficientemente radicato e al sicuro nel suo spazio personale, entra nella fiducia di poter andare verso l’altro, senza che vi sia un’attivazione difensiva delle sue modalità abituali, senza cioè quei riflessi e automatismi tipici delle situazioni gruppali iniziali, come ad es.: i sorrisi stereotipati, facce o posture corporee “educate”, inibizioni al movimento, oppure eccessiva espansività, eccesso di controllo, dipendenza o rigidità, vale a dire tutto il repertorio dei comportamenti adattivi-difensivi che sono stati appresi da quella persona nel corso della sua esistenza. Il gruppo è un contenitore formidabile delle emozioni del singolo e anche il luogo in cui “tutti gli effetti” si potenziano e le opportunità terapeutiche, anche indirette ma al servizio del singolo partecipante (fattori terapeutici di gruppo, Yalom) si espandono. Tuttavia nel gruppo bisogna prima entrarci e il “gruppo” inteso, come matrice dinamica attiva va opportunamente costruito e creato.



